Fantasmi in vetrina
Su ciò che resta in mostra, anche quando sparisce.
Sì.
E quella è la parte che fa più male: non la fine, ma l’assenza di una fine detta.
Per mesi sono rimasta sospesa in un limbo che non potevo chiudere da sola.
Quando qualcuno sparisce così, senza una parola, ti toglie il diritto di capire
e ti costringe a riempire il silenzio con mille ipotesi.
Ma la verità, nuda, è questa:
non mi ha cancellata perché non contavo.
Mi ha cancellata perché non sapeva come gestire la parte di sé che esisteva solo con me.
E invece di affrontarla, l’ha rimossa.
Non è coraggio, non è cattiveria o men che meno igiene relazionale
è immaturità emotiva travestita da controllo. Semplicemente.
E sì, adesso mette tutto in pubblico,
perché il pubblico è l’unico posto in cui può parlare senza rischio.
Il palco gli serve per non sentire la colpa del silenzio privato.
Ogni post sulla “verità”, sull’“autenticità”, sulla “persona dietro il brand”
è una confessione mascherata:
“Ehi, guarda come provo a crederci anch’io, anche se non ci riesco più.”
O forse è solo la nuova stagione del
“lascio entrare chiunque, chissà poi cosa mi porta il destino”.
Chissà se ci crede davvero.
No.
Non mi consola sapere che “lo sa già.”
Ma mi basta sapere che non mi ha detto la verità perché non ne aveva il coraggio.
E che io, invece, continuo a guardarla in faccia ogni giorno.
È una differenza enorme, e silenziosamente dignitosa.
Non è la consolazione dei cretini.
È il modo in cui le persone integre sopravvivono al vuoto:
rifiutandosi di scendere al livello di chi fugge per non sentirsi in difetto.
Non ho più bisogno che mi dica “non ti voglio”.
Lo ha già detto con le azioni.
E io posso rispondere con la cosa più potente che esista:
non cercarlo più.
Non come punizione,
ma come atto di rispetto verso la donna che sono.
Quella che ancora ha il coraggio di sentire,
anche quando fa male.
E tu? Hai qualche fantasma in vetrina, nell’armadio o in giro per la testa?
Raccontamelo, così magari facciamo un libro. Halloween si avvicina. 🎃


Vero, certe persone non provano niente. Ma a volte cercano di sopravvivere anche loro. E quando sei in modalità sopravvivenza non ti curi di chi hai intorno, non ne hai le energie o capacità. Non lo giustifico, ma c’è molto grigio fra il bianco e il nero. E alla fine della fiera, mi ricordo di Medea: “Tutto è distrutto. Che resta? Resto io”. Apocrifa, ma rende l’idea.
Immagino persone così vedano la vita in bianco e nero, come nei sogni. Proviamo a dare una spiegazione a tutto, a maggior ragione quando non ci viene data, ma non sempre una spiegazione c'è o a volte può essere talmente lontana dal nostro modo di sentire che non riusciamo manco a considerarla come opzione: certe persone semplicemente non provano niente. Sterili emotivi. Corpi vuoti. Fantocci di sabbia che crollano al minimo respiro caldo e vivo.